La figlia e la mamma ibernata “Così un giorno forse la rivedrò”

«Grazie a Bologna e ai bolognesi ho potuto realizzare il mio sogno. Ora ho una piccola speranza a cui aggrapparmi, e questo non potrò mai dimenticarlo». Il sogno di Tatiana Ryabinina è quello di riabbracciare la madre morta. Un sogno al momento impossibile da realizzare, ma per il quale la figlia è pronta a «credere alla scienza, alla medicina, alla ricerca, al futuro». Dalla scorsa settimana il corpo della signora Galina, morta a 65 anni di cancro, è crioconservato, a 196 gradi sotto zero, nei laboratori della Kriorus a 200 chilometri da Mosca. Ed è qui che resterà in attesa che la tecnologia si evolva. E «forse un giorno il miracolo potrà accadere». Tatiana, originaria di San Pietroburgo, vive a Bologna da 20 anni organizzando spettacoli circensi e feste. I medici del Sant’Orsola avevano già guarito la sorella, malata anche lei di tumore. Ed è per questa ragione che quando la madre aveva avuto lo stesso problema era stata portata in Italia. Un cancro molto aggressivo, contro il quale questa volta non è stato possibile fare nulla. Un destino al quale, molto probabilmente, la figlia non ha voluto rassegnarsi. Per mesi aveva trascorso il suo tempo per informarsi sull’ibernazione. Da poche ore è rientrata dalla Russia con i suoi tre bambini e oggi spiega le ragioni di quella scelta: «Ho voluto aggrapparmi alla speranza di riabbracciare mia madre, so che non sarà facile, ma è un sogno al quale non voglio rinunciare». Già prima che morisse «volevo portarla in Russia per preparare la crioconservazione per tempo. Mia sorella non ha voluto, temeva che il viaggio l’avrebbe uccisa prima della sua ora. Anche lei sperava in un miracolo ed io l’ho assecondata». La morte l’8 agosto a Bologna: «Appena il suo cuore ha smesso di battere definitivamente l’abbiamo ricoperta di ghiaccio per conservare il corpo alla giusta temperatura. Per sei giorni siamo andati avanti così. Poi, un giorno, mia sorella e io abbiamo iniziato a litigare per strada e sono arrivati i carabinieri». Da qui la scoperta e il trasferimento all’obitorio della Certosa: «I carabinieri sono stati meravigliosi, mi hanno consentito di lasciare il ghiaccio, ma in Certosa non era possibile senza autorizzazione». La burocrazia, le verifiche normali delle forze dell’ordine per certificare la causa della morte. E il tempo che passava rapidamente. Racconta ancora Tatiana: «Li ho implorati a lungo per ottenere l’autorizzazione. Inizialmente dicevano che non era possibile. Un ufficiale gentile alla fine, dopo aver fatto una telefonata, credo a qualche suo superiore, ha detto di sì». Erano le nove di sera e serviva il ghiaccio secco. Tatiana trova una fabbrica che lo produce a Verona e parte per acquistarne a sufficienza. «A Verona un imprenditore ha aperto la sua fabbrica che erano le undici. Abbiamo preso il ghiaccio e siamo tornati in obitorio. Anche qui sono stati cortesi, nonostante l’orario e nonostante non fosse dovuto. Ci hanno aperto. Solo che i carabinieri non avevano avvertito e quindi siamo dovuti tornare in caserma. L’ufficiale non c’era più e alle due di notte era difficile ottenere l’autorizzazione. Anche in questo caso un carabiniere ha fatto alcune telefonate per darci il via libera. Persone meravigliose». Di nuovo la corsa in Certosa e finalmente il ghiaccio sul corpo di Galina. Da quel momento in poi la figlia ha dovuto organizzare il trasferimento a Mosca: «Per tre mesi e mezzo, tre volte a settimana, portavo il ghiaccio in obitorio, dove gli addetti Paolo e Adolfo, hanno dimostrato un’umanità che raramente avevo visto. C’erano sempre, senza guardare orari, di giorno e di notte». Finalmente le autorizzazioni e il trasferimento dal Marconi, grazie al lavoro del partner italiano di Kriorus, l’agenzia di pompe funebri di Mirandola, nel modenese, di Filippo Polistena. Tatiana ci crede davvero: «Non è stata una decisione semplice da prendere. In molti, anche nella mia famiglia, non hanno capito. Ma io e i miei bambini ora sappiamo che la nonna è in una struttura e che forse un giorno qualcosa potrebbe succedere. La scienza e la medicina, fanno passi da gigante ogni giorno. Perché non credere che sia possibile? In Russia il corpo è custodito assieme a quelli di persone di tutto il mondo. E noi ora vogliamo sperare. Il mio sogno me lo hanno regalato a Bologna, per questo sarò sempre grata a questa città».

 

 

Alla Kriorus 36mila euro per congelare il corpo

La Kriorus, è una società russa che, unica in Europa, offre il servizio di crioconservazione dei corpi. Una struttura scientifica, riconosciuta dall’Europa e diretta dalla dottoressa Valeriya Victorovna Udalova. La ricercatrice è arrivata in Italia alcuni anni fa con il progetto europeo CrioGen ed è in questo contesto che ha creato una serie di rapporti con alcuni partner in ogni Paese. Una sorta di aziende di riferimento locale che hanno dovuto frequentare dei corsi specifici attraverso cui sono stati messi nelle condizioni di preservare i corpi in attesa del processo finale che si svolge in Russia. Tra questi, unica in Italia, l’agenzia di pompe funebri di Filippo Polistena a Mirandola, nel modenese. Il trasferimento del corpo della signora Galina Ryabinina è il terzo che viene curato da Polistena. Prima di lei la richiesta del servizio era arrivato per un’imprenditore e una donna. Quella di Galina è il primo trasferimento che si compie dall’Emilia Romagna. Per conservare soltanto il cervello delle persone servono 18 mila euro, per l’intero corpo 36 mila. L’imprenditore ha spiegato che sempre più di frequente capita che persone, ancora in vita, si informino sulla crioconservazione. Rivelando che sono già una decina i contratti sottoscritti dalla sua azienda in questo senso: sono in tanti a coltivare un sogno. 

 

Giuseppe Baldessarro

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